Benvenuti al Museo all’aperto di Ootmarsum. Per orientarvi facilmente all’interno dell’area del nostro museo,
potete utilizzare questa pagina del nostro sito web. Qui troverete una mappa con le immagini dei 21 edifici.
Cliccando su un edificio, verrà visualizzata una descrizione dello stesso che, se lo desiderate, potrete anche riprodurre.
Sotto ogni descrizione sono solitamente presenti alcune piccole foto cliccabili. Verranno quindi riprodotti racconti e filmati aggiuntivi.
La vostra posizione attuale all’interno del complesso è indicata da un cerchio blu. A causa dei numerosi alberi presenti nel nostro complesso, spesso si verifica un notevole scostamento del segnale GPS.
Maggiore è lo scostamento, più grande sarà il cerchio blu. Se l’indicazione è sufficientemente precisa e vi trovate nelle vicinanze di uno degli edifici, verrà selezionato l’edificio in questione. Viene letto il testo corrispondente. Nelle impostazioni potete specificare le vostre preferenze.
Per la maggior parte degli edifici viene proposto un percorso a piedi per raggiungere l’edificio successivo; ovviamente si tratta solo di un suggerimento.
Questa pagina funziona a pieno regime solo se vi trovate all’interno dell’area del museo. Dopo la visita, potrete rileggere con calma tutte le storie a casa vostra per una settimana.
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HeinenboerHeinenboer | Museo all'aperto di Ootmarsum
Heinenboer
Il modello di fattoria "Los Hoes" verrà sostituito da un modello più lussuoso, in cui persone e animali vivono separati.
Nel momento in cui la brughiera della regione di Twente diventa sfruttabile su larga scala, si passa a un diverso tipo di fattoria. Il tipo «Los Hoes», che fino a quel momento era stato dominante in questa regione, viene sostituito da un tipo di fattoria più lussuoso in cui persone e animali vivono separati.
Questa fattoria appartiene a un piccolo contadino e risale al 1850. Sebbene più piccola, è comunque molto più confortevole di una “Los Hoes”. Uomini e animali vivono separati. La contadina dispone di una stufa e di una cucina con lavello dotata di una pompa per l’acqua. Si dorme in un letto e non più in un letto a castello. Inoltre, cosa di grande lusso, nell’edificio è presente un bagno, una vera comodità. Grazie a questa comodità non era necessario sfidare pioggia e vento per recarsi alla casetta. Una comodità simile si aveva anche nel cella dei morti, dove si poteva fare ciò che si doveva fare con tutta la calma del mondo.
Probabilmente il contadino, oltre alla sua attività agricola, aveva anche delle entrate secondarie. Probabilmente d’inverno si guadagnava denaro realizzando «dokken». I «dokken» sono i tamponi di paglia che venivano inseriti sotto le tegole per rendere il tetto più impermeabile alla pioggia.
La contadina, come attività secondaria, lavorava al merletto. Il merletto è costoso e richiede molto lavoro. Più ricco era il contadino, più ampio era il merletto sul cappellino della contadina. Chi se la passa bene, lo fa vedere.
Con 12 bambini in una casetta così piccola, bisognava arrangiarsi come si poteva. I bambini più grandi dormivano quindi proprio sotto le tegole, sul «tacco». La soffitta bassa sopra le stalle. Se erano fortunati, dormivano sopra le mucche e d’inverno avevano il riscaldamento a pavimento.
Di norma si dormiva vestiti e, se di notte fuori nevicava, al mattino bisognava «spazzare via la neve dal letto».
Fattorino Heinenboer - Noabers
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Fattorino Heinenboer - Noabers
Essere invitati a diventare un “noaber” è un onore, ma non è nemmeno qualcosa da prendere alla leggera. Quando si stringe un legame di “noaberschop”, ci si assume un impegno nei confronti dell’altro. I “noabers” sono vicini di casa a cui ci si rivolge. È la rete sociale su cui poter contare se, malauguratamente, le cose dovessero andare male. Sono le persone che saranno presenti alla nascita dei tuoi figli, al battesimo, al fidanzamento, al matrimonio e anche alla tua morte. Sono loro che rimarranno in chiesa fino all’ultimo e porteranno la tua bara. È quindi utile avere almeno otto «noabers».
Quando una giovane coppia si trasferisce in una fattoria già esistente, di solito vengono ripresi i “noabers” già presenti oppure, di comune accordo, ne vengono cercati altri. Se si tratta di una nuova fattoria, i nuovi “noabers” vengono scelti e invitati. Un «noaber» lo si ha per tutta la vita e i doveri sono tutt’altro che facoltativi; è quindi di grande importanza instaurare e mantenere un buon rapporto con i propri «noabers». Tra i «noabers» ce n’è uno che è il primo o «noodnoaber». In tutti i casi in cui è richiesta l’assistenza di un «noaber», è lui a fornire il primo soccorso.
Un simpatico obbligo dei «noabers» è la registrazione della nascita di un bambino. Ciò avviene tramite il padre e due «noabers» che fungono da testimoni. Lungo il tragitto verso il municipio, in un bar viene «accreditato un credito» a favore dell’ufficiale di stato civile, affinché questi possa ritirare lì un drink in un secondo momento. Naturalmente, il padre e i vicini brindano alla nascita. Se la fattoria è più lontana dal municipio, lungo il tragitto si fa tappa in diversi bar.
Fu così che un contadino partì con i suoi vicini per registrare la nascita della sua bellissima figlia Lilliane presso il comune. Un viaggio allegro, ma una volta arrivati al municipio tutti e tre erano talmente “ubriachi” che si erano dimenticati il nome. L’unica cosa che riuscivano a ricordare era che il nome si scriveva con molte «ellen». Ancora oggi questa figlia, che ora ha 84 anni, si chiama Ellen.
Fattorino Heinenboer - Il fienile
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Fattorino Heinenboer - Il fienile
Si lavorava nell’aia. La segale veniva stesa sul pavimento e i giovani, con mazze e flagelli, separavano i chicchi dalle spighe. I flagelli colpivano a ritmo regolare, «ogni due per tre». I giovani, anche dopo il lavoro, avevano ancora energia da dedicare al corteggiamento delle ragazze, motivo per cui si parla anche degli «anni dei flagelli». Un periodo spensierato all’insegna del cameratismo e dell’avventura. Dopo aver rimosso la paglia, che veniva utilizzata, tra l’altro, per realizzare i materassi, sull’aia rimanevano la pula, il grano e la polvere. Con il vaglio si scuoteva il tutto, in modo che il vento spazzasse via le parti più leggere, la pula e la polvere. Nella «wanne» rimaneva quindi il grano. «Separare la pula dal grano» è ancora oggi un modo di dire che ricorda questa pratica.
Per stimolare il mercato matrimoniale, di tanto in tanto veniva organizzato nel fienile uno «spinvisiet», ovvero una visita per filare. La giovane figlia del contadino invitava allora le sue amiche a filare insieme nel fienile. Il filatoio veniva portato da un fratello non sposato. Così si riunivano tutti i giovani in età da matrimonio e si facevano scherzi. La contadina guardava dall’altra parte quando due di loro sparivano nel fieno.
Angolo della macellazione
Quando si macellano i propri maiali, si sa bene con chi si ha a che fare. In ogni fattoria la macellazione avveniva in autunno. Spesso il macellaio locale dava una mano. Venivano utilizzate tutte le parti del maiale. Il maiale veniva tagliato a metà e appeso per ciascuna metà a una scala. Durante la disossatura si ricavavano prosciutti e pancetta, mentre le altre parti venivano tritate finemente con un tritacarne per essere conservate in barattoli o trasformate in salsicce. Il sanguinaccio e il salame di fegato sono una specialità della regione di Twente. Proprio come il «balkenbrij» di Twente, preparato con farina di grano saraceno, fegato, pancetta e molte erbe aromatiche. «Non prima che un contadino abbia preparato il “balkenbrij”, si passa allo “scheenkn”». La parte più gustosa del maiale veniva sempre conservata per ultima.