Benvenuti al Museo all’aperto di Ootmarsum. Per orientarvi facilmente all’interno dell’area del nostro museo,
potete utilizzare questa pagina del nostro sito web. Qui troverete una mappa con le immagini dei 21 edifici.
Cliccando su un edificio, verrà visualizzata una descrizione dello stesso che, se lo desiderate, potrete anche riprodurre.
Sotto ogni descrizione sono solitamente presenti alcune piccole foto cliccabili. Verranno quindi riprodotti racconti e filmati aggiuntivi.
La vostra posizione attuale all’interno del complesso è indicata da un cerchio blu. A causa dei numerosi alberi presenti nel nostro complesso, spesso si verifica un notevole scostamento del segnale GPS.
Maggiore è lo scostamento, più grande sarà il cerchio blu. Se l’indicazione è sufficientemente precisa e vi trovate nelle vicinanze di uno degli edifici, verrà selezionato l’edificio in questione. Viene letto il testo corrispondente. Nelle impostazioni potete specificare le vostre preferenze.
Per la maggior parte degli edifici viene proposto un percorso a piedi per raggiungere l’edificio successivo; ovviamente si tratta solo di un suggerimento.
Questa pagina funziona a pieno regime solo se vi trovate all’interno dell’area del museo. Dopo la visita, potrete rileggere con calma tutte le storie a casa vostra per una settimana.
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Questo è uno degli edifici più antichi del complesso, l'ex ristorante "De Wanne"
Il Weemhof sembra l’edificio più recente del complesso, ma in realtà è uno dei più antichi. La travatura, la struttura portante e le travi in legno risalgono al XIV o XV secolo. Come è consuetudine nelle strutture a travatura di pregio, questa travatura è stata riutilizzata più volte. Ad esempio, dal 1969 al 1997 le travature hanno fatto parte dell’esclusivo ristorante «de Wanne».
Il nome Weemhof deriva da «weem» o «wheeme», termine che indica una canonica. Il significato risale all’antico termine frisone “wetheme”, che indica un bene ecclesiastico. Molti villaggi e città hanno una “Weemstraat” (via Weem) e il termine “weem” ricorre talvolta in cognomi come “Oude Nieuwe Weme”.
All’interno dell’edificio è possibile visitare mostre temporanee e guardare un breve video introduttivo sul museo.
Qui si possono inoltre scoprire le origini dell’industria tessile nella regione di Twente. Nel secolo scorso, tale industria ha dato lavoro a molte migliaia di persone nelle numerose fabbriche presenti in zona. Questa industria ebbe inizio già nel XVIII secolo nelle fattorie, dove, soprattutto durante l’inverno, i contadini e le contadine – spesso utilizzando il lino coltivato in proprio – filavano il filato con un arcolaio e lo tessevano in tessuto di lino su un telaio.
Il grande mosaico proviene dalla Scuola Tessile di Twente a Enschede, dove fu installato nell’edificio scolastico nel 1952. Nel 2017 l’opera d’arte di Nel Klaassen è stata trasferita in questo luogo.
Osservando lo storico telaio si può capire quanto lavoro richiedesse tessere un tessuto. Sai da dove deriva il proverbio «Op z’n elf en dertigst»? Ebbene, proprio su un telaio di questo tipo si trova un «albero» su cui il filato veniva teso in 30 gruppi di 100 fili ciascuno. Facendo passare questi fili – l’ordito – alternativamente verso l’alto e verso il basso e facendovi passare attraverso una bobina con un filo – la trama – si otteneva il tessuto di lino. Se si voleva realizzare un tessuto molto resistente, si aggiungevano 11 gruppi di 100 fili ciascuno. Era un lavoro impegnativo e per questo la tessitura richiedeva molto, ma proprio molto più tempo: tutto ciò che procedeva lentamente veniva quindi detto «a undici e trent’otto».
Quando c’era qualcosa da festeggiare, ad esempio se un contadino aveva un nuovo nato, un vitellino o un puledro, offriva un bicchierino di uvetta al brandy. «Boerenjongens». Il nome non ha nulla a che vedere con i ragazzi. «Boerenmeisjes», albicocche al brandy, è un’invenzione politicamente corretta di epoca successiva. Un tempo, se il locandiere si fidava di te, forse ti concedeva credito. Allora potevi bere i «Boerenjongens» e pagare in un secondo momento. Lui annotava i tuoi debiti su un bastoncino, praticando delle tacche con un coltello. Il bastoncino si chiama «kerfstok». Il proverbio «avere qualcosa sul kerfstok» non ha quindi un significato positivo.